DICEMBRE 2009 I SONDAGGI QUATTRO ANNI DOPO.
A pensarci fa quasi ridere, quattro anni fa volevano cominciare i lavori a Venaus, ma oggi devono ancora fare (forse) i sondaggi.
Parlare di buffonata non è fuori luogo, anche perché nel 2005 avevano già deciso un percorso con tanto di progetto, ma nei quattro anni successivi hanno buttato via tutto e realizzato altre 3, 4 ipotesi di percorso, evitando di considerare il famoso F.A.R.E ed escludendo di fatto ogni possibilità di “ipotesi Zero”, il tutto senza mai realizzare progetti tecnicamente supportati da qualcosa di serio.
Oggi scoprono che mancano dei sondaggi (91!), il cui costo è di 6 milioni di euro, sondaggi che riguardano sostanzialmente la parte nazionale e quella di fondovalle della parte internazionale dell’eventuale (è proprio il caso di chiarirlo) opera.
Adesso l”Osservatorio ha praticamente incaricato se stesso di verificare le procedure che l’osservatorio stesso, in sede di riunioni dell’osservatorio ha stabilito... Parliamone. Un osservatorio che in 4 anni di pratico non ha concluso nulla, a parte i compensi ai presidenti (si parla di 500.000 euro annui), e centinaia di riunioni. Pardon, dimenticavamo, centinaia di libroni e resoconti scritti tanto autoincensanti quanto contraddittori. Basta pensare alle conclusioni del secondo “Quaderno” in cui si chiarisce che è la politica dei trasporti ed il nodo di Torino il nodo del problema, e non il Tunnel lungo sotto alle Alpi. Video Tartaglia
A cosa servirebbero i sondaggi? L’Osservatorio, anzi il Presidente dell’osservatorio, organo più politico che tecnico, e più governativo che di garanzia, dice oggi che i sondaggi servono per “impostare e sviluppare correttamente il progetto preliminare”, e l’Osservatorio (sempre lui, cioè Virano, il suo Presidente) “esprimerà le proprie considerazioni sulle risultanze del confronto con riferimento anche all’opzione zero”. Come dire, Vi spiegheremo di nuovo perché l’Opzione zero è da scartare... (ammazza come siete duri in valle di Susa!).
I tecnici della Valle di Susa, soltanto a luglio spiegarono che la loro opposizione alla linea era ferma e decisa, ma oggi la loro firma sta in calce ad un documento intitolato “piano delle indagini del sottosuolo” redatto dall’Osservatorio (allegato 4 sondaggi). Che i tecnici non abbiano capito cosa hanno firmato noi non lo crediamo, ed evidenziamo che non si può essere favorevoli a sondaggi propedeudici al progetto e contemporaneamente contrari all’opera, magari “auspicando l’opzione zero”, che tutti hanno capito è la negazione del “grande Affare”, e che quindi è stata bocciata a priori a livello partitico, politico, affaristico. N.B.: Ogni km di linea (preventivo) costerebbe 120 milioni.
Centrale nella vicenda il ruolo di Virano, che si autodefinì “facilitatore”, che inventò i fumetti per deridere il movimento NO TAV, che usa le proprie dimissioni per rafforzare il suo potere, che riesce ad essere contemporaneamente esperto di strade, autostrade, ferrovie, fine psicologo, architetto professionista, funzionario governativo e profondo conoscitore del “genius loci” valsusino. Prima che gli diano un Nobel per la sua opera di “facilitazione”, è però doveroso ricordare che esistono buoni motivi di disapprovazione del suo operato, tanto che oltre alle critiche di numerosi sindaci, anche il WWF nazionale ne ha chiesto recentemente le dimissioni.
Altrettanto controversa la figura di Antonio Ferrentino, che probabilmente si è trovato a gestire una situazione difficile all’inizio, ma che infine l’ha manovrata in modo da non farsi male, anzi, facendosi eleggere in Provincia, e vendendo come grandi risultati quelli che avrebbe ottenuto ad esempio la sua richiesta di più sondaggi rispetto a quanti inizialmente avrebbero, anzi diciamo correttamente, potrebbero, essere. Certo, bisogna ammetterlo, in questi 4 anni è stato furbo ed ha saputo vivere di rendita in valle e probabilmente di compromessi fuori. Prima è riuscito a trasformare le democratiche “Assemblee istituzionali aperte”, in Conferenze dei sindaci, con tanto di carabinieri a sbarrare le porte della cosiddetta “Comunità” Montana, poi, è riuscito a far firmare ai tecnici incaricati dalla Conferenza il documento sui sondaggi di cui parlavamo prima. Ferrentino di fatto non ha firmato nulla! Lui non è un tecnico, è un politico, ed i due tecnici, come dei pischelli, ci sono cascati. Peccato, tanti in valle hanno avuto fino a ieri assoluta fiducia nei tecnici. Fiducia tradita? Forse il punto non è nemmeno questo, forse semplicemente hanno avuto paura, anche i tecnici tengono famiglia... Ci fermiamo qui, nel caso sapranno difendersi da soli, magari ci diranno che i sondaggi non sono l’opera... scuse se ne possono trovare tante. La realtà non cambia.
E adesso? Possiamo dire che siamo al punto di prima, quello di quattro anni fa?
Ce lo conferma Mercedes Bresso che dichiara ai giornali in data 3 dicembre 2009: “Al di la di qualsiasi alleanza sull’alta velocità, il punto irrinunciabile resta fare il tunnel di base, nella nostra lista non ci saranno candidati NO TAV”.
Ce lo conferma Bersani, neo eletto segretario DS ed esperto di Cooperative, che a giorni verrà a bacchettare i sindaci valsusini dissenzienti sull’opera. Sul ruolo delle cooperative chi fosse interessato può approfondire (link a filmato di Cusani). Curiosamente anche quattro anni fa il governo Berlusconi traballava e sarebbe caduto, la Bresso pontificava l’opera dagli scranni della provincia, e della UE invecce che dalla regione, i vari prefetti si preoccupavano di sicurezza dei cantieri in collaborazione con il ministero dell’interno
Qualcosa di diverso rispetto a quattro anni fa però c’è!
Intanto Ferrentino non è più presidente, anche se fino alla fine, oltre ogni ragionevole dovere istituzionale, da commissario sta vincolando il futuro del nuovo presidente ed il nostro con le sue scelte personali camuffate dai tecnici.
Intanto i presidi sul territorio sono cresciuti, oggi ce ne sono 5, poi la gente ha avuto altri anni per capire meglio, e possiamo dirlo tranquillamente, la “truffa dell’Alta velocità ed i suoi disastri sociali ed ambientali sono ormai materia di studio. Inoltre l’informatica ha fatto passi da gigante, permettendo cose fino a ieri impensabili. Il movimento NO TAV ha intensificato i legami con altre realtà sociali di tutto il paese, gente seria ed attenta, pacifica ma molto determinata.
Poi ci sono altre due differenze essenziali: La sinistra, quella reale, è stata letteralmente isolata sull’argomento TAV, ma proprio su un argomento come questo è riuscita a fare un fronte comune, poi c’è l’urgenza dei pro TAv che vedono sfuggire l’affare, e la fretta è sempre cattiva consigliera, infine volendo c’è un’ulteriore differenza: quattro anni fa al ministero degli interni a prendersi la responsabilità dello sgombero del cantiere di Venaus c’era un “cattolico” berlusconiano, nella persona di Pisanu, che riuscì a far manganellare i vecchietti e contemporaneamente dire che non c’era stato alcun contatto”, oggi il ministro è un autonomista convinto, un leghista padano della prima ora, amicone di Bossi, l’inventore del federalismo e del motto “Roma ladrona”.
Dimenticavamo, un’altra differenza, c’è stata la crisi, lo Stato ha un buco finanziario più grosso, i traffici merci sono scesi drasticamente, il trasporto merci via ferro è in profonda e irrimediabile crisi strutturale. I dati sono chari.
Cambierà qualcosa? Forse no! Forse darà ancora più dura! L’importante in questo paese assurdo è non perdere la calma, e provare a ridere di questa buffonata.
La redazione di Ambientevalsusa.it 3 dicembre 2009