LA STAMPA
- Domenica 24 Giugno 2001
Alta Velocità, disco rosso del giudice
di Francesco Matteini
FIRENZE - Brusco stop per l'Alta Velocità. La
magistratura ipotizza una serie di reati ambientali e non solo. I lavori nei cantieri
che nel Mugello, a nordest di Firenze, stanno costruendo il tunnel più lungo del
mondo, un cunicolo di 79 chilometri per far passare i treni sotto l'Appennino
(nel febbraio scorso l'abbattimento dell'ultimo diaframma alla presenza del presidente
della Repubblica Ciampi), si sono fermati. I nomi di una trentina fra dirigenti
del Cavet, il consorzio di imprese che gestisce i lavori, e titolari di ditte
appaltatrici sono stati iscritti nel registro degli indagati: le ipotesi di reato
vanno dallo smaltimento non autorizzato di rifiuti all'inquinamento ambientale,
dai danni alle falde acquifere alla truffa. La relazione preparata in due anni
di indagini dal sostituto procuratore della Repubblica Giulio Moferini conta 400
pagine. Così il gip Dania Mori non ha avuto esitazioni nel firmare le ordinanze
di sequestro del cantiere indicato come T11, quello che si occupa dello scavo
della galleria Marzano, di otto discariche, sette cave e alcuni depositi. «Il
sequestro era urgente visto che c'erano pericoli di inquinamento e contaminazione
delle falde acquifere», ha spiegato ieri mattina il pm Moferini. Negli ultimi
due anni esposti e denunce da parte di associazioni ambientaliste, ma anche di
singoli cittadini, si sono susseguite a ritmo incalzante. «Tanto tuonò che piovve»,
usano dire da queste parti. E ieri è «piovuto». Eccome se è piovuto. Oltre cento
uomini tra carabinieri delle locali stazioni e quelli del Noe, lo speciale nucleo
per fronteggiare i reati ambientali, guardie forestali, vigili urbani e tecnici
del'Arpat si sono presentati sui cantieri per eseguire i provvedimenti della magistratura.
Nella galleria Marzano il problema è idrogeologico: lo scavo ha «tagliato» la
falda: 80 litri di acqua al secondo hanno creato un torrente interno che stava
già creando problemi al cantiere e seccato pozzi in superficie, un inconveniente
che si è presentato anche in passato. Per le cave «apri e chiudi», usate per attingere
materiale inerte e riempite con lo «smarino» proveniente dagli scavi, il problema
è di un possibile inquinamento del terreno. Sotto accusa alcune tecniche utilizzate
durante i lavori e l'uso di olii minerali con cui vengono lavati i macchinari
che sparano il cemento sulla volta delle gallerie. Proprio questa miscela di acqua,
olio e cemento viene in parte riutilizzata per completare l'ovale della galleria
e in parte trasportata nelle discariche messe sotto sequestro. Secondo il magistrato
si tratta di rifiuti non inerti ad alto tasso di acidità. Inoltre non averli considerati
in questo modo avrebbe permesso al Cavet di non pagare la tassa di 4 lire al chilo
imposta dalla Regione Toscana a quel tipo di rifiuti, con un risparmio di svariati
miliardi. Da qui l'ipotesi di truffa. «Il fermo dei cantieri è un danno gravissimo.
Da domani abbiamo 1200 operai in cassa integrazione - dice l'ingegner Carlo Silva,
direttore generale del Cavet -. Hanno fermato tutti i siti di deposito delle terre
di scavo, quindi hanno bloccato in sostanza tutti i cantieri sul versante toscano
fino a Castelvecchio». L'ingegner Silva contesta le modalità con cui la Forestale
avrebbe fatto i prelievi di terra per valutare i parametri chimico-fisici dello
«smarino» e ritiene ingiustificati anche i sigilli al cantiere della galleria
Marzano dove si sono verificati «fenomeni ampiamente previsti».