Da LA STAMPA  del 12/2/2002 Sezione: Torino cronaca Pag. 49

                      

SINDACO E PARROCO UNITI: UN MINERALE CHE C´E´ IN TUTTA LA VALLE, PERCHE´ ACCANIRSI SOLO CONTRO DI NOI? 

«E´ una congiura in vista delle Olimpiadi» 

Gli abitanti tutti d´accordo: quelle pietre blu ci sono sempre state 

      LA gente di Sauze non riesce a crederci. Che le pietre con cui han giocato da bambini, i prati su cui hanno coltivato grano e patate i loro padri, i loro nonni, e i nonni dei nonni, possano contenere fibre pericolose, a loro sembra impossibile. Dicono che l´amianto, «se c´è», dev´essere in quantità tale da non far danni gravi. Se fosse un posto avvelenato, in tante generazioni che si sono succedute a costruire le case una pietra sull´altra, se ne sarebbero ben accorti prima. E subito dopo viene una domanda, un sospetto, che di bocca in bocca va dai politici del paese al parroco: perché questa storia salta fuori adesso? Visto che l´amianto, in frazione Jouvenceaux c´è sempre stato, e visto che anche in anni recenti s´è scavato - per costruire strade, case, gallerie - a pochi metri dal punto in cui dovrebbe nascere la pista olimpica di bob, come mai si scopre solo ora? Dicono che c´è amianto in tutte le montagne valsusine, e dicono che è un fatto noto: perché nessuno se n´è mai occupato fino ad ora? Di qui, via a un mare di illazioni: è una congiura, per strappare al paese i miliardi olimpici. Tutto per massacrare Sauze, far scappare i turisti, abbattere il prezzo delle case. Di certo, la richiesta corale del paese alle autorità, agli inquirenti e ai giornali, è di usare prudenza, di andarci piano. Loro, che vivono di turismo, si sentono come gente che rischia grosso, se questa faccenda sarà gestita male. Dicono che rischiano non solo di perdere il treno delle olimpiadi, ma anche di rimetterci l´immagine stessa di attraente località sciistica: non solo introiti economici, ma l´identità stessa della cittadina. Uno dei vecchi del paese, Attilio Vitton, 80 anni, racconta che «Quelle pietre verdi e blu di Jouvenceax le abbiamo sempre usate: si cavava la ghiaia e si ricoprivano le strade, quando non esisteva ancora l´asfalto. Siccome è una pietra liscia, bella, che sembra un po´ marmo, si usava per fare i muretti, e per i pavimenti. Sono tutte fanfaluche, io sto benone, mio zio è morto a 96 anni e ha sempre lavorato la terra. E´ tutta una roba politica, solo perché ci sono le olimpiadi». In paese ricordano che l´amianto c´è sempre stato e tutti l´han sempre saputo, e non c´è bisogno di essere nati a Sauze per ricordare gli anni in cui, in molti paesi della Valle, s´invidiavano quelli di Balangero, che di amianto ne avevano tanto da arricchirsi e farne un´industria, mentre in Valle le vene erano troppo povere, e non si potevano costruire le cave. La voce del sindaco Roberto Faure è colma di rabbia: «E´ tutta una montatura giornalistica, un´opera di sciacallaggio. L´amianto, è noto, è presente sulle montagne di tutta la valle, anzi dell´intero arco alpino: non si può accanirsi solo contro un pezzettino di territorio, il nostro. Perché non lo vanno a cercare anche negli altri paesi? Chiederemo a dei periti dell´Università di dirci quanto amianto c´è, e se la quantità è pericolosa. Se non sarà così, chi ci ripagherà di tutte queste balle?» Ed ecco la voce pacata del parroco, don Fiorentino Vair: «Qui ci sono in ballo miliardi, è questo che conta. Perché scavano nelle nostre pietre, e non guardano, che so, l´amianto di Novalesa?». L´ex sindaco Giorgio Galli rincara la dose: «Quanti sono, questi morti? In quanti anni? Siamo sicuri che l´aria è peggiore di quella di Torino?» Qualcuno ipotizza addirittura una congiura «di quelli di Beaulard, che sono stati scartati per la pista di bob, e sono invidiosi». Le voci preoccupate, di chi prende sul serio l´allarme, sono pochissime: «Io non sono tranquillo - dice Paolo De Marchis, 38 anni -: ma la cosa non si risolve solo gridando all´allarme. Si propongano soluzioni serie, se il problema c´è». Il medico di Sauze, Delio Prunelli, sottolinea che «Non mi risulta ci sia un´incidenza di tumori, qui, più alta che altrove. Ma non ho sottomano delle indagini epidemiologiche per fare raffronti seri. A me non risultano tre casi, ma solo uno. Ma, anche fossero tre, è un numero che, in sé, non significa nulla. Bisogna vedere se sono tanti o pochi rispetto alla media». Se Maria Paola Allemand, di Jouvenceaux, si dice «Preoccupata, mi sembra che per essere in alta montagna, ci siano un po´ troppi morti di cancro», la donna più anziana della frazione, Solange Peron, 89 anni, dice che «Sto benone, non ho mai saputo che qui ci fosse amianto, ma per me non c´è da aver paura», ed è prevalente l´opinione di chi ragiona come Renzo Gros, il fratello di Piero: «Io con quelle pietre blu ci ho sempre giocato. Mi sembra tutta una pagliacciata. Per me, l´amianto non l´han trovato prima, solo perché non volevano trovarlo. Comunque si vede che fa bene alla salute, visto che mio fratello, a forza di mangiar patate cresciute in mezzo a quelle pietre, ha vinto le Olimpiadi».