La Valsusa 25-7-97
Il 4 e 5 ottobre a Chambery si giocherà
lennesima partita di quella gara chiamata Alta Velocità. E
il rischio che sia lennesima gara truccata, il cui vincitore è già stato
altrove designato. E di certo quel vincitore non si chiamerà Valle di Susa.
La firma sarà per un nuovo accordo intergovernativo per la realizzazione della
linea Lyon-Torino, comprensiva del tunnel sotto al Moncenisio. Di notizie in
merito poco è trapelato: appena un trafiletto su La Stampa. E poco forse si
sa anche a livello politico, tanto che lonorevole Massa, nel corso dellincontro
della settimana scorsa a Bruzolo, ha promesso alla Valle uninterpellanza
parlamentare per capire cosa il ministro Burlando andrà davvero a firmare. Certo
però è che si firmerà. E in questa firma, pur se a diverso titolo, tutti sono
chiamati in causa: gli Stati, le Regioni, le potenze economiche che gestiranno
laffare. Tutti, meno che i diretti interessati dalle opere, quanti cioè
su quel territorio vivono. Per lennesima volta, in barba a tutti i proclamati
studi sul territorio, studi di fattibilità, studi di impatto ambientale,
la carta geografica diventa muta, descritta solo in termini di chilometri, altitudini
o scomodi speroni rocciosi da aggirare o abbattere. Di geografia umana,
di paesaggio antropico proprio non si parla. Che su quel lembo di
terra viva e lavori della gente, pare non interessare ai grandi
impegnati nelle firme. A loro (che di certo in questa Valle non hanno una modesta
casetta, tirata su con fatica, recuperata magari nel fienile del nonno, grazie
a tanti sacrifici e forse anche ad un mutuo ancora da pagare...) interessano
altre faccende: ufficialmente lEuropa, il benessere per tutti, nuovi posti
di lavoro, i rapporti agevolati e veloci fra stati che finalmente abbattono
le frontiere... Ufficiosamente e più prosaicamente motori dellimpresa
saranno invece soprattutto appalti miliardari e interessi privati. Ma se ai
Ghigo e ai Bouvard, ai Cavagnaro e ai Robeyrot poco importa della storia minuscola
e privata di quelle poche migliaia di abitanti di quella Valle che ai loro occhi
è solo espressione geografica e logica del guadagno, cè qualcuno a cui
quella storia minuscola e privata deve invece interessare. E quel qualcuno è
proprio lanonimo abitante della Valle di Susa, perchè è la sua, di storia,
che è in gioco: perchè è la sua di casa, che viene messa a rischio; perchè è
il suo di futuro, che viene messo in dubbio. Cè da chiedersi, però, e
non senza una punta di apprensione, che cosa mai farà quel cittadino il 4 e
5 ottobre.
Barbara Debernardi