VIRANO: C'E' CHI VUOL FAR FALLIRE LA SITAF
L'amministratore delegato è in ansia per il futuro della società
E il ‘Fondo di garanzia’ chiede la restituzione di 750 miliardi


di Massimiliano Borgia

 

TORINO - Virano, l’amministratore delegato della Sitaf e la cordata pubblica e privata che lo sostiene ha dei nemici. "Sono in parecchi che guardano alla Sitaf con interesse imprenditoriale. Pensano che la Sitaf sia una possibile gallina dalle uova d’oro e la vuole comprare per un tozzo di pane con i saldi di fine stagione". Infatti nel bilancio roseo dipinto da Virano c’è una spada di Damocle che incombe sulla testa della Sitaf. Un pericolo da 750 miliardi che potrebbe costringere la società a portare i libri in tribunale e farla fallire. Si tratta di un contenzioso tuttora aperto con il "Fondo centrale di garanzia", l’organismo finanziario statale creato per aiutare le società autostradali in difficoltà finanziarie, finanziato dalle stesse autostrade con una percentuale versata su ciascun pedaggio.

La Sitaf ha un debito contratto con il Fondo che verrebbe restituito, secondo il piano finanziario della società, entro il 2003. Cioè terminato il periodo normale di rodaggio di esercizio autostradale. Ma il problema è che lo stesso Fondo chiede alla Sitaf (e all’autostrada della Valle d’Aosta) la restituzione anche di 750 miliardi di interessi. Cosa, secondo la Sitaf, mai avvenuta in passato con tutte le autostrade che hanno beneficiato dei prestiti del Fondo. L’Anas ha già dato ragione alla Sitaf: non sono dovuti interessi. Ma la società aspetta il pronunciamento decisivo del ministero del tesoro. La Sitaf non sarebbe in grado di pagare anche questi 750 miliardi e sarebbe costretta a fallire.

Il Fondo interviene con i prestiti solo se le società autostradali sono a maggioranza pubblica e in caso di fallimento sarebbe lo Stato a dovere pagare tutti gli attuali duemila miliardi di debiti della Sitaf. A questo punto, fallita la Sitaf e pagati i debiti, la concessione data dallo Stato attraverso l’Anas per la gestione dell’autostrada potrebbe essere messa sul mercato.

Si parla di una cordata multinazionale con agganci politici in valle di Susa che farebbe capo a gruppi spagnoli e francesi. Se così fosse, l’appoggio politico sarebbe fondamentale, visto che l’ultima parola sull’ipotetico fallimento della Sitaf spetta al ministero del tesoro. Virano non lo dice, ma si parla di legami tra le schermaglie politiche sulle candidature alla Regione Calabria e i relativi strascichi romani, ambienti ministeriali calabresi e autorevoli calabresi operanti in valle di Susa.

 

luna nuova n. 28 martedì 11 aprile 2000