Ricapitolare gli ultimi avvenimenti e prevedere ciò che potrebbe accadere sta diventando un esercizio complicato, ma va svolto con cura ed anche “a freddo”.
Cosa è successo negli ultimi due mesi? Chi ha seguito o legge i nostri resoconti precedenti potrà disporre di maggiori particolari, ma sostanzialmente la questione è questa:
a) I promotori dell’opera Torino-Lyon, che sono i politici dei due principali schieramenti, gli industriali legati alle costruzioni ed i grandi gruppi appaltatori si sono affidati in toto all’opera di Mario Virano, che ha abbandonato la maschera di “super partes” utilizzata nell’Osservatorio per 5 anni ed ha messo definitivamente la sua faccia nell’iniziativa dei SI TAV per portare a termine il lavoro che gli è stato affidato dal Governo: provare a iniziare i cantieri della Torino-Lyon.
Quale lo scopo? Semplicemente di “accendere l’interruttore” europeo dei finanziamenti.
b) Attivare i finanziamenti UE, pur in assenza totale di risorse da parte italiana, permetterebbe di progettare, distribuire qualche briciola ai progettisti e pagare probabilmente qualche “spesa arretrata o in corso” non stiamo a chiederci quale, siamo in Italia e nuovamente in campagna elettorale, tempo di promesse e assicurazioni sul futuro, più che bilanci sul passato, di cui ci sarebbe invece bisogno...
c) Per provare a convincere la UE che qui si parte, è necessario fotografare qualche trivella. Che poi le trivelle servano per capire di più sull’idrogeologia e sui flussi sotterranei delle acque ci crede solo chi si beve tanto vino; i dati ci sono già. Serviva piuttosto testare l’opposizione in valle, e nessuno può escludere che anche gli incendi ai presidi e le scritte sui monumenti partigiani e piloni votivi faccia parte di questo chiamiamolo “test” di resistenza realizzato sul materiale umano valsusino. Se il test fosse stato favorevole, ovvero i valsusini avessero reagito male, i 40.000 della manifestazione di Susa sarebbero stati magicamente definiti “Antagonisti”. Che nello stereotipo giornalistico sta per cattivi e anche un po’ stupidi visto che si divertono a prendersi le manganellate.
d) Gli amministratori locali intelligenti in questa vicenda si sono distinti per serietà e rispetto delle istituzioni, quelli, pochi, asserviti ai partiti, hanno svaccato, perdendo il contatto col territorio e sopratutto con la realtà del futuro.
e) Cosa succede adesso? I proponenti cercano di trivellare, la popolazione cerca di impedirlo, i mezzi d’informazione evitano di informare sui fatti e sopratutto sulla potenziale truffa in atto ai danni della UE. La Ue? Forse dorme.
Cos’è che impressiona di più? Il dispiegamento enorme di forze e gli ordini che hanno, di non farsi notare troppo, non manganellare tanto, altrimenti si accende l’interruttore dell’informazione che fa spegnere, in una sorta di automatismo, quello dei finanziamenti UE, poca cosa, ma in tempo di elezioni...
f) E poi? Il futuro è nerissimo, più per gli amici di Virano che per i valsusini: lo Stato non ha un euro da spendere, “l’opera è tecnicamente di una complessità senza precedenti”, così la definiva il ministro Di Pietro; non serve, non si sa neppure se è realizzabile e nel caso passerebbero almeno 20 anni. Senza neppure avere ad oggi una stima di costi, né una valutazione costi/benefici.
Diciamo semplicemente: QUESTA E’ UNA FOLLIA, specie se consideriamo in che acque naviga economicamente il paese.
C’è una certezza: questa è un grandiosa partita a scacchi, non può finire patta, chi sbaglia per primo rischia di più. Loro hanno sponde e interessi economici, ma non ci credono granché, i valsusini sono praticamente soli, senza sponde, come sul ponte del Seghino il 31 ottobre 2005, ma ci credono, sanno che questa non è una battaglia contro un treno, ma contro tutti gli sprechi ed il malaffare collegato, e poi finora i valsusini non hanno sbagliato nulla, reggendo una pressione mediatica, militare, politica, psicologica che finora probabilmente non era mai stata messa in campo contemporaneamente su una singola comunità.